AGORAFOBEF.

Agoraphobia is like love. I'll bef both.

wemakeit-youtakeit:

do you ever get so mad you just
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Gapolavoro.

(Source: darksilent)

Gnaugnaugnau.

(Source: iraffiruse, via curiositasmundi)

Lo sport e io.
Libero sfogo alla mia fantasia. Ed è solo il 2.

Libero arbitrio un corno.

Le cose mi succedono addosso. Penso ad un’immagine da cartolina, una ragazza che sorride in controluce, i capelli lunghi illuminati e la felicità negli occhi. É il mio incubo, è la ragazza dei fiori. Quella ragazza amabile per la sua gentiezza, per la sua delicatezza, per il suo fine intelletto, forse non profondo, ma fine. Si ricama l’amore addosso, quello di un uomo solo, di un uomo che farà felice per un po’ o forse addirittura per sempre.
La ragazza dei fiori è quella che nei film viene amata a discapito di tutte le altre, magari più appariscenti, magari più belle o più profondamente appassionate, ma mai amabili come lei. Perchè a lei basta essere amabile, a modo, composta e discreta.
Il mio incubo perchè quella ragazza non sono io. Non lo posso essere. Ci ho provato, ma è stato come cercare di ficcare un gatto in una bacinella piena d’acqua: la mia durezza calcarea e quasi solo apparente si è ancorata con le unghie e con i denti alle superfici asciutte, ha fatto così tanta resistenza che alla fine ho dovuto cedere e restare per sempre relegata nel ruolo della ragazza poco carina, ostinata, insicura, con i capelli corti e i fianchi larghi e il cervello troppo curioso per potermi limitare a dire solo di si o solo di no. Eppure avrei tanto voluto essere quella mignotta di una ragazza dei fiori. Sorriso smagliante e gonne ampie, generosa in viso e nel cuore.
E invece ho sempre tristemente stampato in bocca un vaffanculo.

nevver:

Peanuts

(Source: maudit)

Il non-amore.n

Il non amore non è odio. È peggio. É qualcosa che non c’è, che se n’è andato. C’era, ma adesso ha lasciato il vuoto e un vago sapore metallico e il senso di colpa che deriva dall’obbligo di scegliere cosa fare della vita di un’altra persona. In questo caso io. O lui. Non fa differenza. Il non amore è come quel gelo pacchiano che arriva nei film e blocca tutto, facendo scricchiolare le cose ghiacciate e luccicanti. Il non amore se ne sta lì, senza tenersi per mano. Nella stessa stanza senza parlarsi. Nella stessa casa senza vedersi. Una trave attraversa la sala e vorresti tanto appenderti, come un abito vecchio, restare lì passiva, le braccia lungo i fianchi e i piedi come quelli di un bambino che non tocca terra dalla sedia.
Non amore. Non c’è amore. Lo vedi in uno sguardo che non è il tuo, lo vedi per qualcosa che non sei tu. Per qualcun’altro, per qualcos’altro, per la strada abbandonato. Come un gatto recuperato sotto la pioggia a cui non hai mai voluto davvero bene, solo che ti dispiaceva per lui. Poi si finisci a provare a toccarsi, a mettersi le mani in faccia per dimostrare affetto ma non sono più carezze, sono mani in faccia. Volgari dita su volgari guance, non c’è tenerezza, non ci sono sorrisi, non c’è amore. C’è non amore. Quando non si ama. Non quando si odia. Non c’è nulla di positivo. E di giorno è umiliante, e di notte sogni umiliazioni ancora peggiori e d’un tratto la violenza con cui le cose non succedono, con cui aspetti che qualcosa cambi ma nulla cambia, diventa una violenza enorme, feroce come lo schiaffo di un animale, senza provare pena o pietà o affetto, come una macchina programmata per fare quello che fa e che continua a farlo senza incepparsi mai, inesorabilmente, seguendo sempre lo stesso ritmo e la stessa tremenda cadenza, una volta dopo l’altra.
E nel frattempo, come sempre, le cose non cambiano. Il mondo continua a girare e le cose intorno a te succedono mentre tu continui a pensare ai tuoi piedi sospesi come quelli di un bambino che non arriva a terra dalla sedia, dondolando e dondolando ancora. Fino a finire per fermarsi sfregandosi con l’aria. Niente di umano. Non c’è più niente di umano dove c’è il non amore.